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ANNO 2005

PRESENTAZIONE DEL VOLUME "Sub specie typographica"
Domande radicali negli scrittori siciliani del Novecento,
Ed. Sciascia, Caltanissetta-Roma 2003.

Si è tenuta venerdì 21 gennaio 2005, alle ore 17.00, nella sede dell’Arciconfraternita la  presentazione del libro Sub specie typographica. Domande radicali negli scrittori siciliani del Novecento, Ed. Sciascia, Caltanissetta-Roma 2003. Il volume raccoglie gli atti di un convegno dedicato agli scrittori siciliani contemporanei, studiati nella prospettiva delle cosiddette “domande radicali”, cioè nell’orizzonte delle importanti questioni – di carattere filosofico, teologico, religioso – che toccano l’esistenza dell’uomo, il senso mai scontato della vita e quello inevidente ma radicale della morte e di ciò che la morte stessa dell’uomo comporta: il sentirsi soli o abbandonati di fronte al carico di dolore e di sofferenza ch’essa si porta appresso o da cui si lascia tristemente precedere, la tentazione quindi di denunciare l’assenza di Dio e il tentativo sovrumano – o più precisamente antiumano – di smascherarne l’inesistenza. Riguardo a queste questioni la frase di Gesualdo Bufalino, che fa da titolo del libro, vuole suggerire la necessità di mettersi in ascolto anche della riflessione maturata dai letterati, dai poeti e dai romanzieri nati e vissuti in Sicilia nel secolo scorso, per essere da loro aiutati a scoprire – sub specie typographica appunto, alla maniera cioè degli scrittori e mediante la parola scritta e stampata – se ciò che l’uomo sperimenta e incontra nella propria esistenza sia definitivo o effimero, giusto, sbagliato o semplicemente illusorio.In merito il curatore del volume, il prof. Massino Naro,  nell’acuta e perspicace presentazione sottolinea che quello che caratterizza  la letteratura siciliana contemporanea è l’inclinazione a indugiare e attardarsi su ciò nella vita dell’uomo costituisce problema, per chiederne conto e ragione. 
A presentare il libro sono stati il prof. Giulio Ferroni, dell’Università “La Sapienza”, e il prof. Carmine Chiodo, dell’Università “Tor Vergata”. A moderare l’incontro culturale è stato il gen. sen. Umberto Cappuzzo, Priore dell’Arciconfraternita Santa Maria Odigitria dei Siciliani, rappresentata anche dal Primicerio Mons. Giuseppe Baldanza. Tra gli uditori c’erano anche molti membri della stessa Arciconfraternita, promotrice dell’incontro insieme alla Pontificia Facoltà Teologica di Sicilia, rappresentata nell’occasione dal preside Antonino Raspanti e dal prof. Salvatore Vacca, direttore del «Centro per lo studio della storia e della cultura di Sicilia», espressione della feconda collaborazione che ormai da anni c’è tra l’Arciconfraternita e la Facoltà Teologica. Presenti anche il curatore del libro presentato, il prof. Massimo Naro che insegna teologia sistematica a Palermo nella Facoltà Teologica di Sicilia, e alcuni coautori del volume: la prof.ssa Lia Fava Guzzetta, docente di letteratura italiana nella LUMSA di Roma e il gesuita Antonio Spadaro, critico letterario e scrittore de “La Civiltà Cattolica”.
Il prof. Ferroni e il prof. Chiodo, con un dire brillante ma puntualmente scientifico, hanno recensito criticamente il volume, dividendosi i compiti: per il prof. Ferroni quello di tracciare una panoramica generale della letteratura contemporanea in Sicilia e in Italia, entro cui collocare anche gli scrittori di cui parla il libro presentato – Elio Vittorini, Francesco Lanza, Nino Savarese, Giuseppe Antonio Borgese, Lucio Piccolo, Ercole Patti, Bartolo Cattafi, Angelo Fiore, Sebastiano Addamo, Stefano Vilardo, Vincenzo Consolo, Dacia Maraini, Roberto Alajmo, Giosuè Calaciura, Gianni Riotta, ma anche altri grandi scrittori siciliani il cui pensiero era già stato trattato in un precedente volume sempre edito dal «Centro per lo studio della storia e della cultura di Sicilia» e curato da Massimo Naro, come Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Salvatore Quasimodo, Vitaliano Brancati, Tomasi di Lampedusa, Gesualdo Bufalino, Stefano D’Arrigo, Giuseppe Bonaviri ed altri –; per il prof. Chiodo quello di entrare nel merito dell’ermeneutica proposta dagli autori dei saggi raccolti in Sub specie typographica, “tecnici” della parola letteraria come Lia Fava Guzzetta e Antonio Di Grado, docenti universitari di letteratura italiana, e come Ida Rampolla del Tindaro, Maria Trigila, Antonio Spadaro, Italo Spada, Marco Guzzi, Salvatore Ferlita, tutti affermati critici letterari; ma anche studiosi di teologia, come lo stesso curatore del libro Massimo Naro e i suoi colleghi della Facoltà Teologica che ha sede a Palermo: Giuseppe Bellia, Filippo Cucinotta, Cosimo Scordato, Rino La Delfa, Maurizio Aliotta e il compianto Salvatore Privitera, recentemente scomparso.
Alla presentazione è seguito un ampio ed arricchente dibattito.
Invitato a prendere la parola da Mons. Baldanza e dal gen. Cappuzzo, il curatore del libro, don Massimo Naro, ha spiegato l’importanza della collaborazione fra teologi e studiosi di letteratura, insieme uniti nella fatica di studiare le domande radicali presenti nella letteratura siciliana del Novecento: il volume presentato non intende avallare un’interpretazione esclusivamente credente dei letterati siciliani del Novecento e delle loro domande radicali, non sempre e non necessariamente coincidenti con le istanze di carattere religioso, benché sia proprio nell’ambito religioso che – come ha scritto Giovanni Paolo ii nella sua Lettera agli artisti del 1999 – «si pongono le domande personali più importanti e si cercano le risposte esistenziali definitive». E neppure ne vuole accreditare un’interpretazione esclusivamente laica. Ma piuttosto ne tenta una lettura pluralistica. Pluralistica in un duplice senso: sia per valorizzare dialogicamente la pluralità delle ermeneutiche, per farle diventare capaci di incontrarsi, di confrontarsi, pur criticamente; di dialogare, insomma. Sia per stimolare il lettore laico e quello credente a valutare la “qualità interrogante” della letteratura siciliana senza precomprensioni  e dunque senza pregiudizi.
Alla fine Mons. Baldanza ha ringraziato tutti i presenti, facendo notare che i due libri pubblicati sulle domande radicali possono considerarsi uno stimolo per  aiutare l’uomo moderno distratto e vivente in un mondo in continuo e vertiginoso movimento a porsi l’interrogativo fondamentale ed  ineludibile sul senso dell’esistenza umana. 
 

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