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IL ROSARIO
Da
Ottobre 2002 a Ottobre 2003 si celebra l’ANNO DEL ROSARIO. La nostra
Arciconfraternita, per la sua spiccata vocazione mariana, non può
rimanere indifferente all’appello del Santo Padre:
“Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario,
riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la liturgia, nel
contesto della vita quotidiana. Che questo mio appello non cada
inascoltato!”
L’invito del Papa
Giovanni Paolo II ha sentito la
necessità di sviluppare una riflessione sul Rosario per esortare il
Popolo di Dio alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e
alla scuola di Maria, Sua Madre Santissima. “A dare maggiore rilevanza a
questo invito - si legge nella sua Lettera Apostostolica “Rosarium
Virginis Mariae” del 16/10/02 - desidero che questa preghiera nel corso
dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie
comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di
quest’anno (2002) all'ottobre del 2003 Anno del Rosario”.
Una
nota storica
L’istituzione di questa preghiera è
attribuite a S. Domenico (12° secolo), ma forse, anche se in forma
diversa, era praticata già prima dalla pietà popolare. La tradizione
vuole che sostituisse, per le persone incolte, la recita dei Salmi che
sono 150, tanti quanto erano le Ave Maria dell’intero Rosario prima
della introduzione dei 5 “Misteri della Luce”. La pratica del Rosario è stata diffusa dai Domenicani e dalle
Confraternite Mariane.
Conformarsi
a Cristo con Maria
Riportiamo le parole di Papa Paolo II: “La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante
l'impegno del discepolo di conformarsi sempre più pienamente al suo
Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). Cristo è il Maestro per
eccellenza, il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di
imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di 'imparare Lui'. Ma quale
maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è lo
Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di Cristo (cfr
Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei
conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza
profonda del suo mistero. Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione
incessante - in compagnia di Maria - del volto di Cristo, questo ideale
esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di
una frequentazione che potremmo dire 'amicale'. Essa ci immette in
modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come 'respirare' i suoi
sentimenti. Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario,
noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della Vergine Santa. Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di
approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente
ripresentato ai diversi livelli dell'esperienza cristiana. Il modulo è
quello di una presentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare
il discepolo secondo il cuore di Cristo”.
Che
cosa è il Rosario
“Caratterizzato dalla sua fisionomia mariana” – dice
Giovanni Paolo II – il Rosario ci porta a meditare su Cristo e
“all’esperienza della profondità del suo amore. Difatti, sullo sfondo
delle parole Ave Maria, passano davanti agli occhi dell’anima i
principali episodi della vita di Gesù Cristo”. Paolo VI, entrando ancor
più nella struttura della preghiera, diceva: “la ripetizione dell’Ave
Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei
misteri: Il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la
successione dei misteri ci propone, a volta a volta, Figlio di Dio e
della Vergine”. In
quest’ottica si può affermare che il Rosario è un compendio del
Vangelo. Punto centrale del Rosario è infatti la meditazione di venti
importanti momenti della narrazione evangelica suddivisi in quattro
cicli. La Gioia
per la venuta del Redentore, la
Luce che emana dalla Sua vita pubblica, il
Dolore per morte e la
Gloria della
Resurrezione. In effetti, prima del 16/10/02 il Rosario tradizionale
considerava 15 episodi del Vangelo ripartiti nei tre cicli: Gioia,
Dolore, Gloria. Giovanni Paolo II ha voluto introdurre altri cinque
momenti della vita pubblica di Gesù, arrivando così ad un totale di
venti. E’ bello leggere direttamente il versetto della lettera
apostolica che introduce questa nuova struttura: “Affinché il Rosario
possa dirsi in modo più pieno compendio del Vangelo, è perciò
conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta
di Cristo (Misteri della Gioia), e prima
di soffermarsi sulle sofferenze della passione (Misteri del Dolore) e sul trionfo della risurrezione
(Misteri della Gloria), la meditazione
si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della
vita pubblica (Misteri della Luce).
Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto
essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a
farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale
vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e
di luce, di dolore e di gloria”. Grande rilievo evangelico hanno anche il Padre nostro e
la stessa Ave Maria.
I
quattro misteri del Rosario
Ecco come li enuncia il Papa nella sua
Lettera Apostolica.
“Il primo ciclo, quello dei
‘Misteri Gaudiosi’, è effettivamente caratterizzato dalla gioia che
irradia dall'evento dell'Incarnazione. Ciò è evidente fin
dall'Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth
si riallaccia all'invito alla gioia messianica: « Rallegrati, Maria ». A
questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo
modo, la storia stessa del mondo.
All'insegna dell'esultanza è poi la scena dell'incontro con Elisabetta,
dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo
fanno « sussultare di gioia » Giovanni (cfr Lc 1, 44). Soffusa di
letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo Divino, il
Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori
proprio come « una grande gioia » (Lc 2, 10). Gioioso e insieme
drammatico è pure l'episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui
appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e
sostanzialmente nella veste di colui che 'insegna'.
Passando dall'infanzia e dalla vita
di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su
quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale,
‘Misteri della Luce’. In realtà, è tutto
il mistero di Cristo che è luce. Volendo indicare alla comunità
cristiana cinque momenti significativi di questa fase della vita di
Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati:
1.
nel suo Battesimo al
Giordano,
2.
nella sua
auto-rivelazione alle nozze di Cana,
3.
nell'annuncio del Regno
di Dio con l'invito alla conversione,
4.
nella sua
Trasfigurazione e, infine,
5.
nell'istituzione
dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.
Ai ‘Misteri
del Dolore’ di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre
la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica
della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della
Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell'amore ed
è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni
momenti della Passione, inducendo l'orante a fissarvi lo sguardo del
cuore e a riviverli.
Il percorso meditativo si apre col
Getsemani, lì dove Cristo vive un momento particolarmente angoscioso di
fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne
sarebbe tentata di ribellarsi. Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le
tentazioni dell'umanità, e di fronte a tutti i peccati dell'umanità,
per dire al Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà » (Lc 22,
42 e par). Questo suo 'sì' ribalta il 'no' dei progenitori nell'Eden. E
quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai
misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la
flagellazione, la coronazione di spine, la morte in Croce.
Nei “Misteri
della Gloria” «La contemplazione del volto di Cristo non può
fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto!». Da sempre
il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il
credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo
sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione.
Contemplando il Risorto, il cristiano riscopre le ragioni della propria
fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai
quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di
Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un'esperienza non
meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato”.
Il Padre nostro e l’Ave Maria
Il Padre nostro è la
preghiera per eccellenza che Gesù ci insegna raccomandando di non
sprecare le parole perché il Padre conosce le nostre necessità ancor
prima di chiedere il suo aiuto. Matteo al cap. 6, 9-12 la riporta nella
sua semplicità e bellezza ricordandoci che il primo pensiero deve essere
rivolto a Dio, santificando il suo Nome e sottomettendoci alla sua
volontà. Poi si può chiedere quanto è necessario per le nostre necessità
terrene e spirituali.
L’Ave Maria
inizia con
le parole di saluto dell’Angelo Gabriele, così come Luca ce le propone
al cap. 1, 28 del suo Vangelo; e anche qui, come nel Padre nostro, dopo
un pensiero di lode, chiediamo ciò che ci serve. In questo caso
chiediamo a Maria di pregare Dio per noi nella quotidianità e nel
momento più difficile nella nostra vita. “Il baricentro dell’Ave Maria –
dice il Papa nella Lettera Apostolica – quasi cerniera tra la prima e
seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione
frettolosa, questo baricentro sfugge e con esso anche l’aggancio al
mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che
si dà al nome di Cristo e al suo mistero che si contraddistingue una
significativa e fruttuosa recita del Rosario”
Una
preghiera per la pace e la famiglia
Senza nulla aggiungere riportiamo le
parole del Santo Padre su questo argomento:
“Le difficoltà che l'orizzonte
mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio, ci inducono a
pensare che solo un intervento dall'Alto, capace di orientare i cuori di
quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle
Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro. Il Rosario è preghiera orientata
per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella
contemplazione di Cristo, Principe della pace e « nostra pace » (Ef
2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo
mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita.”
“Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della
famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era
particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva
la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna
tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando
ancora questa forma di preghiera”. “Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa
immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero
che salva: l'immagine del Redentore, l'immagine della sua Madre
Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po'
il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono
con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si
attingono da lui la speranza e la forza per il cammino”.
Come
recitare il Rosario
“Il Rosario – dice Giovanni Paolo II - è una preghiera
spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe
snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione, il Rosario
è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica
ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: “Quando
pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere
esauditi in ragione della loro loquacità” (Mt 6, 7). Per sua natura la
recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso,
che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del
Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più
vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze». La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel
Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la
loro assimilazione. E’ il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale
innanzitutto per l’Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni
mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe
essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben
altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se
la si considera come espressione di quell’amore che non si stanca di
tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella
manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade.”
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Fame di pane, fame di Dio
1. tempo missionario Il mese di ottobre è il tempo scelto dalla Chiesa per riflettere in modo del tutto particolare sulla sua natura missionaria, per pregare e decidersi per nuove scelte di annuncio e di carità. Questo tempo avrà il suo culmine il giorno 24 ottobre 2004 con la giornata missionaria mondiale, che ha come slogan "fame di pane, fame di Dio". Poche parole, semplici e significative per riassumere il tema fondamentale del cammino di animazione missionaria di quest'anno: Eucaristia e missione. Pane e Parola sono i segni dell'Amore di Dio e della condivisione tra fratelli.
2. messaggio del Papa Il Papa Giovanni Paolo II ci ricorda nel suo messaggio che l' impegno missionario " anche in questo inizio del terzo millennio costituisce un'urgenza. La missione… è ancora ben lontana dal suo compimento e dobbiamo perciò impegnarci con tutte le forze al suo servizio
(cfr n. 1). L'intero Popolo di Dio, in ogni momento del suo pellegrinaggio nella storia, é chiamato a condividere la "sete" del Redentore
(cfr Gv 19,28). Questa sete di anime da salvare fu sempre fortemente avvertita dai
Santi. Basti pensare, ad esempio, a santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, e a Mons.
Comboni, grande apostolo dell'Africa.." (messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).
3. chiesa missionaria
In realtà la missione è caratteristica fondamentale della Chiesa: "La Chiesa, durante il suo pellegrinaggio sulla terra, è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine. (…) Il Signore a cui competeva ogni potere in cielo e in terra, prima di salire al cielo, fondò la sua Chiesa come sacramento di salvezza e inviò i suoi apostoli nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre e comandò loro: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato"
(Mt 28,19-20). (…)3. testimonianza viva Oggi i divulgatori del Vangelo, andando nel mondo intero svolgono il compito di predicarlo e di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli e ai gruppi umani che ancora non credono in Cristo" (Decreto del Concilio Vaticano II Ad Gentes sull'attività missionaria della Chiesa
nn. 2 e 6).
4. invito ai fedeli e percorso settimanale Ogni anno le Pontificie Opere Missionarie per stimolare tutti i battezzati alla corresponsabilità missionaria propongono alle comunità cristiane, parrocchie e vari gruppi ecclesiali, un itinerario a tappe da percorrere di settimana in settimana Quest'anno esso ha le seguenti tematiche.
Nella prima settimana siamo invitati a riflettere su "preghiera e contemplazione". La missione è innanzitutto atto di fede, di adorazione; è ascolto della Parola e obbedienza a essa. Non si può portare a termine nulla che non sia iniziato alla presenza del Signore, riconoscendo la Sua signoria sulla nostra vita e le nostre scelte. In particolare, in ginocchio, davanti all'Eucaristia incontriamo tutto il mondo.. "Potrebbe la Chiesa realizzare la propria vocazione senza coltivare una costante relazione con l'Eucaristia, senza nutrirsi di questo cibo che santifica, senza poggiare su questo sostegno indispensabile alla sua azione missionaria? Per evangelizzare il mondo c'è bisogno di apostoli "esperti" nella celebrazione, adorazione e contemplazione dell'Eucaristia." (Messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).
Nella seconda settimana sono proposti i temi "sacrificio e impegno". Ognuno di noi può materialmente e spiritualmente offrire nel nascondimento il frutto di quotidiane rinunce, scelte di sobrietà invece dello spreco o del consumismo, scelte di silenzio invece di giudizi e pettegolezzi, scelte d'amore che si dona gratuitamente senza cercare il proprio interesse. Se ci spinge l'amore per l'annuncio del Vangelo niente ci sembrerà troppo pesante.
La terza settimana ci vede impegnati nel riscoprire la nostra "vocazione e responsabilità". Non possiamo rimanere indifferenti davanti a tanti che non hanno ricevuto l'annunzio del Vangelo. L'ansia apostolica di S. Paolo, espressa nelle
parole "Guai a me se non annunziassi il Vangelo" (1 Cor 9,16), deve essere anche la nostra.
Nella quarta settimana poniamo la nostra attenzione su "Carità e offerta". La carità ci fa uscire dall'egoismo, dall'avarizia, dalla superbia, per allargare gli orizzonti fino agli estremi confini della terra. L'itinerario si conclude con gli atteggiamenti di "ringraziamento e gioia". Non può essere diversamente. La gioia caratterizza la vita del cristiano, amato da Dio, redento da Gesù Cristo, rigenerato dallo Spirito Santo. Siamo nella gioia perché abbiamo la certezza di essere nel cuore di Dio, nelle Sue mani. E' la settimana del grazie, parola piccola, ma importante.
5. riscoprire la propria corresponsabilità Tutti siamo invitati a vivere con intensità questo mese per riscoprire sempre meglio la nostra corresponsabilità per la salvezza di ogni uomo. Lo facciamo principalmente con Cristo Eucaristico: "Attorno a Cristo eucaristico la Chiesa cresce come popolo, tempio e famiglia di
Dio. Una, santa, cattolica e apostolica. Al termine di ogni santa Messa, quando il celebrante congeda l'assemblea con le parole
"Ite, Missa est", tutti debbono sentirsi inviati come "missionari dell'Eucaristia" a diffondere in ogni ambiente il grande dono ricevuto. Chi, infatti, incontra Cristo nell'Eucaristia non può non proclamare con la vita l'amore misericordioso del Redentore." (Messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).
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