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La devozione di Maria Odigitria in Sicilia
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Il ricordo di un Papa
Papa Benedetto XVI
Mese di maggio
Comunicato stampa - Piazza Armerina - 8 novembre
Circolare Natalizia
Comunicato stampa - Diocesi Piazza Armerina - 24 dicembre
E' Natale

2004

Messaggio di mons. Rino Fisichella
Ottobre missionario
Una nuova Beata siciliana

2003 Il Rosario

 

AVVISO IMPORTANTE!

 

  1. IL RITIRO DI DOMENICA 28 MARZO è stato SOSPESO
  2. sabato 27 dopo la S. Messa delle ore 17.30 avrà luogo nella chiesa l'esecuzione dello "Stabat Mater" di G. B. PERGOLESI:
trascrizione per pianoforte di Daniele Sabatini. Prima esecuzione mondiale.
PIANISTA DANIELA SABATINI.
MUSICA PER PREGARE ...
un momento di meditazione e di preparazione spirituale alla Settimana Santa.

 


Anniversario della prima apparizione della Immacolata Concezione a santa Bernardette a Lourdes

 

IL ROSARIO

 Da Ottobre 2002 a Ottobre 2003 si celebra l’ANNO DEL ROSARIO. La nostra Arciconfraternita, per la sua spiccata vocazione mariana, non può rimanere indifferente all’appello del Santo Padre:

“Riprendete con fiducia tra le mani la corona del Rosario, riscoprendola alla luce della Scrittura, in armonia con la liturgia, nel contesto della vita quotidiana. Che questo mio appello non cada inascoltato!”

L’invito del Papa

Giovanni Paolo II ha sentito la necessità di sviluppare una riflessione sul Rosario per esortare il Popolo di Dio alla contemplazione del volto di Cristo in compagnia e alla scuola di Maria, Sua Madre Santissima. “A dare maggiore rilevanza a questo invito - si legge nella sua Lettera Apostostolica “Rosarium Virginis Mariae” del 16/10/02 - desidero che questa preghiera nel corso dell'anno venga particolarmente proposta e valorizzata nelle varie comunità cristiane. Proclamo, pertanto, l'anno che va dall'ottobre di quest’anno (2002) all'ottobre del 2003 Anno del Rosario”.

 Una nota storica

L’istituzione di questa preghiera è attribuite a S. Domenico (12° secolo), ma forse, anche se in forma diversa, era praticata già prima dalla pietà popolare. La tradizione vuole che sostituisse, per le persone incolte, la recita dei Salmi che sono 150, tanti quanto erano le Ave Maria dell’intero Rosario prima della introduzione dei 5 “Misteri della Luce”.
La pratica del Rosario è stata diffusa dai Domenicani e dalle Confraternite Mariane.

 Conformarsi a Cristo con Maria

Riportiamo le parole di Papa Paolo II:
“La spiritualità cristiana ha come suo carattere qualificante l'impegno del discepolo di conformarsi sempre più pienamente al suo Maestro (cfr Rm 8, 29; Fil 3, 10. 21). Cristo è il Maestro per eccellenza, il rivelatore e la rivelazione. Non si tratta solo di imparare le cose che Egli ha insegnato, ma di 'imparare Lui'. Ma quale maestra, in questo, più esperta di Maria? Se sul versante divino è lo Spirito il Maestro interiore che ci porta alla piena verità di Cristo (cfr Gv 14, 26; 15, 26; 16, 13), tra gli esseri umani, nessuno meglio di Lei conosce Cristo, nessuno come la Madre può introdurci a una conoscenza profonda del suo mistero.
   Nel percorso spirituale del Rosario, basato sulla contemplazione incessante - in compagnia di Maria - del volto di Cristo, questo ideale esigente di conformazione a Lui viene perseguito attraverso la via di una       frequentazione che potremmo dire 'amicale'. Essa ci immette in modo naturale nella vita di Cristo e ci fa come 'respirare' i suoi sentimenti. Per questo processo di conformazione a Cristo, nel Rosario, noi ci affidiamo in particolare all'azione materna della Vergine Santa.
Il Rosario è anche un percorso di annuncio e di approfondimento, nel quale il mistero di Cristo viene continuamente ripresentato ai diversi livelli dell'esperienza cristiana. Il modulo è quello di una presentazione orante e contemplativa, che mira a plasmare il discepolo secondo il cuore di Cristo”.

 Che cosa è il Rosario

“Caratterizzato dalla sua fisionomia mariana” – dice Giovanni Paolo II – il Rosario ci porta a meditare su Cristo e “all’esperienza della profondità del suo amore. Difatti, sullo sfondo delle parole Ave Maria, passano davanti agli occhi dell’anima i principali episodi della vita di Gesù Cristo”. Paolo VI, entrando ancor più nella struttura della preghiera, diceva: “la ripetizione dell’Ave Maria costituisce l’ordito, sul quale si sviluppa la contemplazione dei misteri: Il Gesù che ogni Ave Maria richiama, è quello stesso che la successione dei misteri ci propone, a volta a volta, Figlio di Dio e della Vergine”.
     In quest’ottica si può affermare  che il Rosario è un compendio del Vangelo. Punto centrale del Rosario è infatti la meditazione di venti importanti momenti della narrazione evangelica suddivisi in quattro cicli. La Gioia per la venuta del Redentore, la Luce che emana dalla Sua vita pubblica, il Dolore per morte e la Gloria della Resurrezione.
     In effetti, prima del 16/10/02 il Rosario tradizionale considerava 15 episodi del Vangelo ripartiti nei  tre cicli: Gioia, Dolore, Gloria. Giovanni Paolo II ha voluto introdurre altri cinque momenti della vita pubblica di Gesù, arrivando così ad un totale di venti. E’ bello leggere direttamente il versetto della lettera apostolica che introduce questa nuova struttura: “Affinché il Rosario possa dirsi in modo più pieno compendio del Vangelo, è perciò conveniente che, dopo aver ricordato l'incarnazione e la vita nascosta di Cristo (Misteri della Gioia), e prima di soffermarsi sulle sofferenze della passione (Misteri del Dolore) e sul trionfo della risurrezione (Misteri della Gloria), la meditazione si porti anche su alcuni momenti particolarmente significativi della vita pubblica (Misteri della Luce). Questa integrazione di nuovi misteri, senza pregiudicare nessun aspetto essenziale dell'assetto tradizionale di questa preghiera, è destinata a farla vivere con rinnovato interesse nella spiritualità cristiana, quale vera introduzione alla profondità del Cuore di Cristo, abisso di gioia e di luce, di dolore e di gloria”.
     Grande rilievo evangelico hanno anche il Padre nostro e la stessa Ave Maria.

 I quattro misteri del Rosario

Ecco come li enuncia il Papa nella sua Lettera Apostolica.

“Il primo ciclo, quello dei ‘Misteri Gaudiosi’, è effettivamente caratterizzato dalla gioia che irradia dall'evento dell'Incarnazione. Ciò è evidente fin dall'Annunciazione, dove il saluto di Gabriele alla Vergine di Nazareth si riallaccia all'invito alla gioia messianica: « Rallegrati, Maria ». A questo annuncio approda tutta la storia della salvezza, anzi, in certo modo, la storia stessa del mondo.
     All'insegna dell'esultanza è poi la scena dell'incontro con Elisabetta, dove la voce stessa di Maria e la presenza di Cristo nel suo grembo fanno « sussultare di gioia » Giovanni (cfr Lc 1, 44). Soffusa di letizia è la scena di Betlemme, in cui la nascita del Bimbo Divino, il Salvatore del mondo, è cantata dagli angeli e annunciata ai pastori proprio come « una grande gioia » (Lc 2, 10). Gioioso e insieme drammatico è pure l'episodio di Gesù dodicenne al tempio. Egli qui appare nella sua divina sapienza, mentre ascolta e interroga, e sostanzialmente nella veste di colui che 'insegna'.

 Passando dall'infanzia e dalla vita di Nazareth alla vita pubblica di Gesù, la contemplazione ci porta su quei misteri che si possono chiamare, a titolo speciale, ‘Misteri della Luce’. In realtà, è tutto il mistero di Cristo che è luce. Volendo indicare alla comunità cristiana cinque momenti significativi di questa fase della vita di Cristo, ritengo che essi possano essere opportunamente individuati:

1.      nel suo Battesimo al Giordano,

2.      nella sua auto-rivelazione alle nozze di Cana,    

3.      nell'annuncio del Regno di Dio con l'invito alla conversione,

4.      nella sua Trasfigurazione e, infine,

5.      nell'istituzione dell'Eucaristia, espressione sacramentale del mistero pasquale.

Ai ‘Misteri del Dolore’ di Cristo i Vangeli danno grande rilievo. Da sempre la pietà cristiana, specialmente nella Quaresima, attraverso la pratica della Via Crucis, si è soffermata sui singoli momenti della       Passione, intuendo che è qui il culmine della rivelazione dell'amore ed è qui la sorgente della nostra salvezza. Il Rosario sceglie alcuni momenti della Passione, inducendo l'orante a fissarvi lo sguardo del cuore e a riviverli.

Il percorso meditativo si apre col Getsemani, lì dove Cristo  vive un momento particolarmente angoscioso di fronte alla volontà del Padre, alla quale la debolezza della carne sarebbe tentata di ribellarsi. Lì Cristo si pone nel luogo di tutte le tentazioni dell'umanità, e di  fronte a tutti i peccati dell'umanità, per dire al Padre: « Non sia fatta la mia, ma la tua volontà » (Lc 22, 42 e par). Questo suo 'sì' ribalta il 'no' dei progenitori nell'Eden. E quanto questa adesione alla volontà del Padre debba costargli emerge dai misteri seguenti, nei quali, la salita al Calvario, con la flagellazione, la coronazione di spine, la morte in Croce.

Nei “Misteri della Gloria” «La contemplazione del volto di Cristo non può fermarsi all'immagine di Lui crocifisso. Egli è il Risorto!». Da sempre il Rosario esprime questa consapevolezza della fede, invitando il credente ad andare oltre il buio della Passione, per fissare lo sguardo sulla gloria di Cristo nella Risurrezione e nell'Ascensione. Contemplando il Risorto, il cristiano riscopre le ragioni della propria fede (cfr 1 Cor 15, 14), e rivive la gioia non soltanto di coloro ai quali Cristo si manifestò – gli Apostoli, la Maddalena, i discepoli di Emmaus –, ma anche la gioia di Maria, che dovette fare un'esperienza non meno intensa della nuova esistenza del Figlio glorificato”.

Il Padre nostro e l’Ave Maria

Il Padre nostro è la preghiera per eccellenza che Gesù ci insegna raccomandando di non sprecare le parole perché il Padre conosce le nostre necessità ancor prima di chiedere il suo aiuto. Matteo al cap. 6, 9-12 la riporta nella sua semplicità e bellezza ricordandoci che il primo pensiero deve essere rivolto a Dio, santificando il suo Nome e sottomettendoci alla sua volontà. Poi si può chiedere quanto è necessario per le nostre necessità terrene e spirituali.

L’Ave Maria inizia con le parole di saluto dell’Angelo Gabriele, così come Luca ce le propone al cap. 1, 28  del suo Vangelo; e anche qui, come nel Padre nostro, dopo un pensiero di lode, chiediamo ciò che ci serve. In questo caso chiediamo a Maria di pregare Dio per noi nella quotidianità e nel momento più difficile nella nostra vita. “Il baricentro dell’Ave Maria – dice il Papa nella Lettera Apostolica – quasi cerniera tra la prima e seconda parte, è il nome di Gesù. Talvolta, nella recitazione frettolosa, questo baricentro sfugge e con esso anche l’aggancio al mistero di Cristo che si sta contemplando. Ma è proprio dall’accento che si dà al nome di Cristo e al suo mistero che si contraddistingue una significativa e fruttuosa recita del Rosario”

 Una preghiera per la pace e la famiglia

Senza nulla aggiungere riportiamo le parole del Santo Padre su questo argomento:

“Le difficoltà che l'orizzonte mondiale presenta in questo avvio di nuovo Millennio, ci inducono a pensare che solo un intervento dall'Alto, capace di orientare i cuori di quanti vivono situazioni conflittuali e di quanti reggono le sorti delle Nazioni, può far sperare in un futuro meno oscuro.
     Il Rosario è preghiera orientata per sua natura alla pace, per il fatto stesso che consiste nella contemplazione di Cristo, Principe della pace e  « nostra pace » (Ef 2,14). Chi assimila il mistero di Cristo – e il Rosario proprio a questo mira –, apprende il segreto della pace e ne fa un progetto di vita.”
     “Preghiera per la pace, il Rosario è anche, da sempre, preghiera della  famiglia e per la famiglia. Un tempo questa preghiera era particolarmente cara alle famiglie cristiane, e certamente ne favoriva la comunione. Occorre non disperdere questa preziosa eredità. Bisogna tornare a pregare in famiglia e a pregare per le famiglie, utilizzando ancora questa forma di preghiera”.
     “Riprendere a recitare il Rosario in famiglia significa immettere nella vita quotidiana ben altre immagini, quelle del mistero che salva: l'immagine del Redentore, l'immagine della sua Madre Santissima. La famiglia che recita insieme il Rosario riproduce un po' il clima della casa di Nazareth: si pone Gesù al centro, si condividono con lui gioie e dolori, si mettono nelle sue mani bisogni e progetti, si attingono da lui la speranza e la forza per il cammino”.

 Come recitare il Rosario

“Il Rosario – dice Giovanni Paolo II - è una preghiera spiccatamente contemplativa. Privato di questa dimensione, ne uscirebbe snaturato, come sottolineava Paolo VI: «Senza contemplazione, il Rosario è corpo senza anima, e la sua recita rischia di divenire meccanica ripetizione di formule e di contraddire all'ammonimento di Gesù: “Quando pregate, non siate ciarlieri come i pagani, che credono di essere esauditi in ragione della loro loquacità” (Mt 6, 7). Per sua natura la recita del Rosario esige un ritmo tranquillo e quasi un indugio pensoso, che favoriscano nell'orante la meditazione dei misteri della vita del Signore, visti attraverso il Cuore di Colei che al Signore fu più vicina, e ne dischiudano le insondabili ricchezze».
     La meditazione dei misteri di Cristo è proposta nel Rosario con un metodo caratteristico, atto per sua natura a favorire la loro assimilazione. E’ il metodo basato sulla ripetizione. Ciò vale innanzitutto per l’Ave Maria, ripetuta per ben dieci volte ad ogni mistero. Se si guarda superficialmente a questa ripetizione, si potrebbe essere tentati di ritenere il Rosario una pratica arida e noiosa. Ben altra considerazione, invece, si può giungere ad avere della Corona, se la si considera come espressione di quell’amore che non si stanca di tornare alla persona amata con effusioni che, pur simili nella manifestazione, sono sempre nuove per il sentimento che le pervade.”

 


Messaggio di mons. Rino Fisichella
 

1. La semplicità dei gesti
Ci sono ricordi che rimangono impressi nel cuore di una persona perché provengono dall'esperienza dell'amore materno. Chi scrive ha svolto per tanti anni il suo ministero di teologo, ora il Signore lo ha chiamato ad essere vescovo e Rettore dell'Università del Papa.  Lo studio della Sacra Scrittura e dei contenuti della fede hanno preso gran parte della mia vita, eppure, devo confessare che l'intelligenza di tutto mi è provenuta dalla semplicità di alcuni gesti che appartengono alla tradizione di mia mamma.

2. devozione a Catania
Nata a Catania, in via Etnea, non poteva non trasmettermi la sua pietà per s. Agata. I racconti che faceva a me e ai miei fratelli della statua di S. Agata, di come veniva nascosta per non essere depredata e di come la venerano i catanesi, riempivano spesso le nostre serate.

3. gesti di preghiera
Ci sono, tuttavia, due gesti che rimangono fissi nella mia mente: il primo è una preghiera semplice che ci ha sempre fatto dire prima di mangiare i nuovi frutti della stagione:  "Prima Dio e poi io"! 
Adesso comprendo il valore di quella preghiera popolare che mi riporta ai racconti della Genesi quando Abele offriva le sue primizie a Dio ed erano gradite. Il secondo gesto è quello di rivedere mia mamma che ogni volta, prima di tagliare il pane, fa un segno di croce e così pure dopo che ha riassettato il suo letto matrimoniale e il nostro vi traccia un segno di croce. 
Piccoli segni che certamente ha visto compiere da sua madre e questa, 
a sua volta, da sua madre per generazioni di persone che hanno impresso 
in quei gesti semplici la loro fede e la loro tradizione.
Da teologo comprendo che in quei gesti si nasconde la profondità del "sacerdozio comune" con il quale i cristiani esprimono la loro lode al Padre.

4. ricordo della madre
Un ricordo che ritorna grato per mia mamma, ormai ultraottantenne, trapiantata in un'altra terra nel nord d'Italia che, comunque, mantiene intatto sul suo comodino l'immagine di s. Agata, segno di una fede che permane come fedeltà alla sua terra e alle sue tradizioni che hanno le loro radici nel Vangelo e nella testimonianza dei martiri.
Rino Fisichella

 


Ottobre missionario
 

Fame di pane, fame di Dio

1. tempo missionario
Il mese di ottobre è il tempo scelto dalla Chiesa per riflettere in modo del tutto particolare sulla sua natura missionaria, per pregare e decidersi per nuove scelte di annuncio e di carità. Questo tempo avrà il suo culmine il giorno 24 ottobre 2004 con la giornata missionaria mondiale, che ha come slogan "fame di pane, fame di Dio". Poche parole, semplici e significative per riassumere il tema fondamentale del cammino di animazione missionaria di quest'anno: Eucaristia e missione. Pane e Parola sono i segni dell'Amore di Dio e della condivisione tra fratelli.

2. messaggio del Papa
Il Papa Giovanni Paolo II ci ricorda nel suo messaggio che l' impegno missionario " anche in questo inizio del terzo millennio costituisce un'urgenza. La missione… è ancora ben lontana dal suo compimento e dobbiamo perciò impegnarci con tutte le forze al suo servizio (cfr n. 1). L'intero Popolo di Dio, in ogni momento del suo pellegrinaggio nella storia, é chiamato a condividere la "sete" del Redentore (cfr Gv 19,28). 
Questa sete di anime da salvare fu sempre fortemente avvertita dai Santi. Basti pensare, ad esempio, a santa Teresa di Lisieux, patrona delle missioni, e a Mons. Comboni, grande apostolo dell'Africa.." (messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).

3. chiesa missionaria
  In realtà la missione è caratteristica fondamentale della Chiesa: "La Chiesa, durante il suo pellegrinaggio sulla terra, è per sua natura missionaria, in quanto è dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la propria origine. (…) Il Signore a cui competeva ogni potere in cielo e in terra, prima di salire al cielo, fondò la sua Chiesa come sacramento di salvezza e inviò i suoi apostoli nel mondo intero, come egli a sua volta era stato inviato dal Padre e comandò loro: "Andate dunque e fate miei discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutte le cose che io vi ho comandato" (Mt 28,19-20). (…)3. testimonianza viva
Oggi i divulgatori del Vangelo, andando nel mondo intero svolgono il compito di predicarlo e di fondare la Chiesa in mezzo ai popoli e ai gruppi umani che ancora non credono in Cristo" (Decreto del Concilio Vaticano II Ad Gentes sull'attività missionaria della Chiesa nn. 2 e 6).

4. invito ai fedeli e percorso settimanale
Ogni anno le Pontificie Opere Missionarie per stimolare tutti i battezzati alla corresponsabilità missionaria propongono alle comunità cristiane, parrocchie e vari gruppi ecclesiali, un itinerario a tappe da percorrere di settimana in settimana Quest'anno esso ha le seguenti tematiche. 
Nella prima settimana siamo invitati a riflettere su "preghiera e contemplazione". La missione è innanzitutto atto di fede, di adorazione; è ascolto della Parola e obbedienza a essa. Non si può portare a termine nulla che non sia iniziato alla presenza del Signore, riconoscendo la Sua signoria sulla nostra vita e le nostre scelte. In particolare, in ginocchio, davanti all'Eucaristia incontriamo tutto il mondo.. "Potrebbe la Chiesa realizzare la propria vocazione senza coltivare una costante relazione con l'Eucaristia, senza nutrirsi di questo cibo che santifica, senza poggiare su questo sostegno indispensabile alla sua azione missionaria? Per evangelizzare il mondo c'è bisogno di apostoli "esperti" nella celebrazione, adorazione e contemplazione dell'Eucaristia." (Messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).
Nella seconda settimana sono proposti i temi "sacrificio e impegno". Ognuno di noi può materialmente e spiritualmente offrire nel nascondimento il frutto di quotidiane rinunce, scelte di sobrietà invece dello spreco o del consumismo, scelte di silenzio invece di giudizi e pettegolezzi, scelte d'amore che si dona gratuitamente senza cercare il proprio interesse. Se ci spinge l'amore per l'annuncio del Vangelo niente ci sembrerà troppo pesante.
La terza settimana ci vede impegnati nel riscoprire la nostra "vocazione e responsabilità". Non possiamo rimanere indifferenti davanti a tanti che non hanno ricevuto l'annunzio del Vangelo. L'ansia apostolica di S. Paolo, espressa nelle parole "Guai a me se non annunziassi il Vangelo" (1 Cor 9,16), deve essere anche la nostra.
Nella quarta settimana poniamo la nostra attenzione su "Carità e offerta". La carità ci fa uscire dall'egoismo, dall'avarizia, dalla superbia, per allargare gli orizzonti fino agli estremi confini della terra. L'itinerario si conclude con gli atteggiamenti di "ringraziamento e gioia". Non può essere diversamente. La gioia caratterizza la vita del cristiano, amato da Dio, redento da Gesù Cristo, rigenerato dallo Spirito Santo. Siamo nella gioia perché abbiamo la certezza di essere nel cuore di Dio, nelle Sue mani. E' la settimana del grazie, parola piccola, ma importante.

5. riscoprire la propria corresponsabilità
Tutti siamo invitati a vivere con intensità questo mese per riscoprire sempre meglio la nostra corresponsabilità per la salvezza di ogni uomo. Lo facciamo principalmente con Cristo Eucaristico: "Attorno a Cristo eucaristico la Chiesa cresce come popolo, tempio e famiglia di Dio. Una, santa, cattolica e apostolica. Al termine di ogni santa Messa, quando il celebrante congeda l'assemblea con le parole "Ite, Missa est", tutti debbono sentirsi inviati come "missionari dell'Eucaristia" a diffondere in ogni ambiente il grande dono ricevuto. Chi, infatti, incontra Cristo nell'Eucaristia non può non proclamare con la vita l'amore misericordioso del Redentore." (Messaggio del Santo Padre per la Giornata Missionaria Mondiale 2004).

 


UNA NUOVA BEATA SICILIANA

la giovane Pina Suriano
Il Signore ha beneficato ancora una volta la Chiesa siciliana con il dono della beatificazione di Pina Suriano, avvenuta il giorno 5 settembre 2004 a Loreto. La giovane laica nata il 18 febbraio 1915 a Partinico (PA), nella diocesi di Monreale, fin da bambina si forma nel grembo dell’Azione Cattolica di cui sarà un membro sempre attivo, sino al momento della sua morte avvenuta il 19 maggio 1950.
A soli 54 anni dalla morte di questa giovane donna, quando ancora molti sono coloro che l’hanno conosciuta, la beatificazione acquista una valenza particolare, perché consente di guardare alla santità quale percorso possibile per ciascuno di noi.

1. una vita semplice
La sua storia non fa trapelare eventi straordinari. Nella semplicità di una vita fatta di dati comuni a molte vite del tempo, risalta l’immenso amore di Pina per Gesù Eucaristia: a Lui offre tutta la sua vita principalmente per la santificazione e la perseveranza dei sacerdoti.
Al di là delle sue forze fisiche, che si sono andate affievolendo nel tempo a causa della malattia, ha vissuto con impegno e intensità la sua appartenenza all’Azione Cattolica, alla Chiesa sentendo forte nel suo cuore l’impegno missionario:
"Noi dobbiamo essere come le pie donne che durante la vita apostolica di Gesù lo aiutarono con le loro sostanze e poi ai piedi della croce lo confortarono con la loro presenza, e al sepolcro scoperchiato, vennero da Lui incaricate di recare agli apostoli l’annunzio della sua risurrezione."
 Queste sue parole risuonano vive per noi: ogni cristiano, bambino o adulto, uomo o donna, sano o ammalato, è chiamato da Gesù stesso a recare dovunque il lieto annunzio della risurrezione. L’incisività di questo annuncio dipende primariamente dalla disponibilità che ciascuno di noi dà all’azione dello Spirito Santo e quindi all’impegno nella santificazione personale.

2. stimolo per una ripresa
La vita di questa giovane interroga il cristiano di oggi sulla coerenza delle sue scelte quotidiane con la scelta fondamentale della sua esistenza: il Battesimo, che rende figli di Dio. Lo interpella sul suo vivere nel mondo, sul suo compito di annunziare coraggiosamente il Vangelo in una società che trascura sempre più di porsi gli interrogativi sul senso della vita. Conviene in merito riportare alla memoria le esortazioni del Concilio perché siano stimolo per una ripresa di cammino cristiano. "Molte sono le occasioni che si presentano ai laici per esercitare l’apostolato dell’evangelizzazione e della santificazione. La stessa testimonianza della vita cristiana e le opere buone compiute con spirito soprannaturale hanno la forza di attirare gli uomini alla fede e a Dio; il Signore dice infatti “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini in modo che vedano le vostre opere buone e glorifichino il Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5, 16).
Tuttavia tale apostolato non consiste soltanto nella testimonianza della vita; il vero apostolo cerca le occasioni per annunziare Cristo con la parola sia ai non credenti per condurli alla fede, sia ai fedeli per istruirli, confermarli ed indurli ad una vita più fervente; “poiché l’amore di Cristo ci sospinge”
(2 Cor 5, 14) e nel cuore di tutti devono echeggiare le parole dell’Apostolo: “Guai a me se non annunciassi il Vangelo”
(1 Cor 9, 16).
" (dal Decreto “Apostolicam Actuositatem” sull’apostolato dei laici)

3. preghiera alla beata
Elevata alla gloria degli altari ora Pina intercede per tutti coloro che si rivolgono con fede a lei nella preghiera:

“O beata Pina Suriano, aiutaci, sul tuo esempio e con la tua intercessione, a fare di noi stessi, in unione al sacrificio del Figlio, un’ offerta spirituale al Padre, vivendo la nostra esistenza in una trasparente testimonianza della gioia dell’amicizia col Signore e nel generoso servizio ai fratelli.”

 (Preghiera di Monsignor Cataldo Naro, Arcivescovo di Monreale, in occasione della beatificazione)  
 


Il ricordo di un Papa

GIOVANNI PAOLO E' MORTO, MA RESTA CON NOI
 





BENEDETTO XVI E' IL NOSTRO NUOVO PAPA
 

 

 

 


Il Card. Giuseppe Ratzinger è il nuovo Papa. Prende il nome di Benedetto XVI.  Ecco le sue prime parole:

 

"Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e sopratutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie".

 


 

MAGGIO: MESE  DEDICATO  ALLA MADONNA
 

 

 

La Chiesa nel mese di maggio  onora Maria in modo particolare, raccomandando la recita del S. Rosario. Come la primavera precede, prepara l’esplosione dell’estate e la maturità dei raccolti, così Maria, madre di Gesù, ci soccorre nel cammino, per rendere il nostro incontro con LUI sempre più deciso e gioioso: è l’Odigitria, ci indica la Via.

Maria è madre nostra: essa si prende cura di noi tutti, fratelli del Figlio suo ancora pellegrinanti e posti in mezzo a pericoli ed affanni.

Attenta ai nostri bisogni e alle nostre  necessità, ancora oggi ripete al suo e nostro Signore: “Non hanno più vino!” e a noi suggerisce e mostra la soluzione: “Fate quello che egli vi dirà!”

 

Maria parlaci tu, perchè noi non sappiamo parlare di te: parla dunque tu a noi.
Noi intuiamo che il mistero dell'annunciazione è legato a quello della croce: uno spiega l'altro.
Tu, che sotto la croce vivi la morte del Figlio tuo e l'amore infinito del Padre per l'uomo,
donaci di comprendere le radici misteriose di questo amore, di penetrare nel tuo Sì al volere del Padre,
da cui tutto è nato, in cui tutto ritorna, al quale tutto riconduce.
(
Carlo Maria Martini, La donna nel suo popolo)