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La storia della Chiesa - Le quattro pale d'altare

Sant'Agata
Sebastiano Milluzzo scelto per la pala dedicata a Sant'Agata

Dei quattro grandi maestri - Milluzzo, Bardi, Fiume e Migneco - che hanno avuto l'incarico di eseguire le quattro grandi pale d'altare destinate ad ornare, nei modi espressivi propri dell'arte dei nostri giorni, le quattro cappelle di S. Maria Odigitria in Roma, Sebastiano Milluzzo è quello a cui è stato affidato come tema il martirio di S. Agata.

Il nome di questa martire fu celebre nell'antichità e il suo culto molto esteso, ma scarse sono le notizie che rimangono della sua vita. Catania è la città che avrebbe dato i natali ad Agata, sebbene anche Palermo vanti tale onore.

Nel raffigurare la vergine Agata reclusa nella sua cella, la notte stessa del martirio, mentre le appare in visione s. Pietro che miracolosamente la risana, Milluzzo consegue effetti di accentuata suggestione pittorica con violente tensioni cromatiche e luministiche.

La raffigurazione di Milluzzo coglie con mano felice e con partecipazione commossa, l'attimo di profonda tensione emotiva in cui il miracolo sta per compiersi.

La fanciulla sconvolta e supplice, con gesto istintivo si ritrae nell'angolo più riposto della sua cella mentre una poderosa figura, di forte risalto plastico, coronata da un largo alone di luce dorata, avanza con le mani levate in alto verso tre candide colombe che volano lievi sopra il capo di Agata; simbolo queste e della purezza mantenuta dalla giovane martire a costo dei più atroci supplizi e dello Spirito Santo, che conferisce a Pietro lo straordinario potere risanatore.
Robusta e possente è la figura del santo, le cui forti membra si intuiscono sotto il mosso panneggio della tunica di un verde azzurrato che lascia scoperto un piede scultoreo, modellato con grande efficacia.
Anche la testa del santo, di grande espressività, in cui il potere costruttivo del colore denota l'assimilazione della lezione di Cèzanne e del Cubismo, è appena sbozzata, lasciata quasi alla suggestione del non finito. Tale figura rivela in Milluzzo, oltre ad un forte temperamento pittorico, anche un sicuro istinto di scultore qual egli è realmente.
Il piede lungo e scarno della fanciulla, in contrasto con quello robusto del santo, le mani dalle lunghe dita affusolate congiunte in atto supplice, il sottile punto della vita colto nell'attimo di un'improvvisa torsione, il lungo collo esile su cui si apre il volto doloroso: tutto nella figura della giovane martire, dotata malgrado la fragile apparenza di un'eccezionale forza d'animo, contrasta con la forza poderosa della figura di Pietro, il rude pescatore di Galilea.
Forme e volumi di estrema purezza rivestiti da accesi cromatismi, che fanno della pala di Milluzzo, nel suo insieme, un'opera di non comune pregio artistico e di profondo contenuto etico e religioso. 

 

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