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La nostra storia - III |
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Ruolo e posizione della Confraternita nel 1600 Per tutto il Seicento chiesa e Arciconfraternita possono contare sull’attenzione continua e benevola di regnanti vicerè di Sicilia, del parlamento siciliano e delle autorità romane, di singoli benefattori e della stessa Sede Apostolica. Cominciano ad arrivare riconoscimenti e privilegi:
Il Settecento si apre con un nuovo e importante riconoscimento: quello di “regia” conferito alla chiesa nel 1710 dal viceré di Sicilia marchese Carlo Antonio Spinola. Nel 1783 la chiesetta ha l’onore di accogliere Papa Pio VI, che si reca a pregare davanti alle reliquie di S. Rosalia in occasione del terremoto che in quell’anno devastò buona parte della Sicilia Orientale. Tuttavia gli ultimi anni del sec XVIII non furono particolarmente felici per l’ “Archiconfraternita della Madonna d’Itria”. Il 15 Febbraio 1798 viene sancita la decadenza del potere temporale dei papi (Pio VI è costretto a lasciare Roma) e nasce la giacobina Repubblica Romana. Nel Dicembre dello stesso anno l’esercito di Ferdinando IV entra a Roma e segna la fine dell’regime repubblicano. Insieme ad altre chiese anche quella di S. Maria d’Itria viene scelta per celebrare un “Te Deum” di ringraziamento. Ma la vittoria dei napoletani è effimera, nel volgere di pochissimo tempo ritornano i francesi a Roma e si vendicano distruggendo la chiesa e, in parte, le opere annesse. Poi con un decreto del 22 Febbraio 1799 i beni dell’Arciconfraternita vengono incamerati dall’Ospedale S. Giovanni.
I primi anni del nuovo secolo trascorrono in un clima di incertezza e si pensa di trovare altri siti per dare una sede alla confraternita. Prevale poi l’idea di ricostruire e, nel 1805, hanno inizio i lavori di restauro dell’antica chiesa su progetto di Francesco Manno “artista accademico di S. Luca”. I lavori proseguono con lentezza e difficoltà anche a causa delle vicende politiche della città. Finalmente nel 1814, l’oratorio di S. Maria di Costantinopoli ritorna ad ospitare le periodiche assemblee dei confratelli e, con la munificenza del Pontefice e di Re Ferdinando, si portano a termine i lavori. Il 21 Maggio 1817 si riapre al culto la chiesa restaurata.
Ad imprimere nuovo slancio al declinante sodalizio giunge, nel 1970, la nomina a primicerio di Mons. Antonio Maria Travia, arcivescovo di Termini Imerese ed Elemosiniere di Sua Santità. La chiesa viene restaurata e Paolo VI, con la bolla “Romana Templa” del 12 febbraio 1973, eleva il tempio a diaconia cardinalizia. Il 13 Dicembre 1974 il Cardinale Arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, prende ufficialmente possesso del suo titolo e consacra l’altare, sul quale era stata posta una nuova icona della Vergine Odigitria, dono del Patriarca Dimitrios I. Nel 1988 la Chiesa è dotata, grazie alla munificenza della Sicilcassa, di quattro pale di altare dovute al pennello di illustri artisti siciliani. Sotto il governo di mons. Travia la confraternita viene dotata di nuovi statuti e si dà impulso alla opere di carattere caritativo. Mentre cresce il numero degli iscritti (circa 650 alla fine del secolo), si realizza un progetto culturale ambizioso, insieme alla Facoltà Teologica di Sicilia, che porta nel 1998 alla creazione del Centro per la Studio della Storia e della Cultura di Sicilia.
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