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La storia della Chiesa - Le quattro pale d'altare

Santa Lucia

Salvatore Fiume e il martirio di Santa Lucia

"Fantasia pittorica nello spazio è l'universo di Salvatore Fiume, siciliano di Comiso dove nacque nel 1915. il "furor" gli appartien, è dentro la sua anima che si riversa, come torrente di colori nelle opere, le quali posseggono, con il vortice che le agita tempestosamente, l'immaginazione della storia liberata dalle atrocità e vista nell'incanto della favola..."
"Ben nota è la vicenda di Lucia che, per difendere la sua verginità e insieme la sua fede, dopo aver subito maltrattamenti e torture arrivò a sacrificare i propri occhi".

"La Santa è raffigurata dall'artista come una bella giovinetta bruna, dai tratti tipicamente siciliani, esaltati dal nitore della fulgida veste che la copre e ne lascia intravedere il corpo agile e ben modellato.
Il volto di Lucia, levato verso l'alto, fissa intensamente un angelo chino amorosamente su di lei, con un'ala di un brillante color d'oro.
Di fronte a Lucia - del tutto antitetica a quella della slanciata giovinetta che par quasi in atto di sollevarsi da terra - si staglia, gigantesca, la bieca figura del carnefice, coi piedi calzati di rosso saldamente piantati al suolo e un enorme fendente sul fianco.
La figura statuaria del tiranno, che sembra quasi venir fuori dal dipinto coi suoi possenti volumi, rivela l'attitudine del maestro per il "dipingere grande", per la monumentalità dell'immagine; attitudine che riporta alle famose "Isole di statue" - temi caratteristici e ricorrenti nella pittura di Fiume - a quel suo tipico modo, cioè, di fondere in un tutt'uno scultura e pittura, sicchè questa appaia quasi una "scultura dipinta".

Fiume dà a Lucia un aspetto di imperturbabile serenità, nonostante la presenza del carnefice, che tiene nella grossa mano insaguinata gli occhi della giovane martire.
Il tiranno, cui il maestro ha dato sembianze quasi bacchiche - soprattutto nella testa coronata da pampini e fiori e nel volto ornato da una barba rossastra - non esprime tuttavia la baldanza del vincitore, e lascia trasparire, piuttosto, un incontenibile sgomento nello sguardo che fissa impietrito gli occhi della fanciulla, ancora aperti nella sua mano.
Momento centrale del dipinto, la mano insanguinata con gli occhi della vergine che spicca da un punto di vista compositivo, in quanto al centro di una lunga diagonale che, partendo dal braccio della fanciulla, si prolunga nella spada del soldato, dividendo la grande tela in due metà; sia da un punto di vista simbolico, esprimendo nel particolare degli occhi il contenuto essenziale del martirio e insieme l'elemento più caratteristico della iconografia tradizionale della santa. Sullo sfondo in alto, un cielo carico di nubi bluastre; in basso l'accampamento dei soldati romani, da cui proveniva il carnefice di Lucia, il consolare Pascasio; al centro la grande cavea vuota del teatro greco di Siracusa, richiamo puntuale alla città natale della santa".

 

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