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La testimonianza
di Giovanni Battista, della quale parla il brano del Vangelo
odierno, non ha di per sé lo scopo di rivelare Gesù. Essa
piuttosto intende mostrare che due dei discepoli di Giovanni
diventano discepoli di Gesù. Ci viene descritto il loro
desiderio di conoscere Gesù, di parlare con Lui. Lo seguono. Il
verbo “seguire” nei Vangeli è il termine privilegiato per
esprimere la consacrazione dei discepoli. L’evangelista Giovanni
nell’adoperalo vuole proprio dirci che i discepoli di Giovanni
Battista stanno per diventare discepoli di Gesù. E’ interessante
rilevare che all’inizio di tale procedimento di sequela Gesù
pone la domanda: “Che cercate?” La risposta dei due è eloquente:
“Rabbì dove abiti?”. Nel testo greco il verbo adoperato è mènein,
il quale ha un significato più profondo di quello di abitare;
esso significa rimanere. I due discepoli vogliono stare con
Gesù, vogliono non soltanto conoscerlo, ma anche fare una
esperienza di Lui, entrare nel suo mistero. Gesù asseconda il
loro desiderio. Dice loro: “Venite e vedrete”. L’incontro con Gesù, l’essere stati con lui fu risolutivo per i
due discepoli. Uno dei due, Andrea, trova suo fratello Simone;
gli comunica la notizia inaudita: “Abbiamo trovato il Messia” e
lo conduce da Gesù. L’incontro opera una svolta nella vita di
Simone, egli diventa Cefa, che vuole dire Pietro (cf Mt 16,18).
E’ indicativo questo cambiamento del nome. Il nome esprime la
funzione, la missione alla quale Simone è chiamato, indica il
suo destino. Simone diventa “cefa”, cioè pietra, roccia di
fondamento, sulla quale Cristo edificherà la Chiesa.
Vogliamo limitarci a proporre due riflessioni:
1.
La formazione del vero discepolo di Gesù comincia quando si va
da Lui per stare, per rimanere con lui. Ciò esige un
atteggiamento di ricerca. Questa deve essere costante, non ha
limiti di tempo, perché il mistero di Gesù ci trascende sempre.
Ma anche a noi Gesù pone la domanda: “Che cercate?” Rivolta ai
primi discepoli continua ad essere rivolta ai discepoli di tutti
i tempi. Essa è un invito a chiederci perché cerchiamo Gesù, che
cosa cerchiamo in Lui. I Vangeli ci riferiscono che tanti
cercarono Gesù e non lo compresero. Pensiamo alla folla che
aveva visto il miracolo della moltiplicazione dei pani. Rimase
meravigliata, stupefatta per la straordinarietà del miracolo, ma
non cercò Gesù;, non riuscì a porsi l’interrogativo sulla vera
identità di chi lo aveva compiuto (Gv 6,26-27). 2.
Nel brano evangelico gli incontri con Gesù sono mediati: i due
discepoli di Giovanni Battista incontrano Gesù perché il loro
maestro lo addita loro. Simone incontra Gesù perché suo fratello
glielo annuncia. Chi ha fatto l’esperienza di Gesù diventa suo
testimone. Testimoniare significa comunicare agli altri il
nostro essere stati con Gesù, manifestare agli altri che la
nostra conoscenza di Lui ha cambiato la nostra vita. Nessuno
entra in contatto con Lui senza che questo incontro non produca
un effetto,senza che esso non segni una svolta nella vita. Chi
ha scoperto Gesù riceve una carica contagiosa; non può fare a
meno di comunicarlo agli altri. |
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Ho sperato, ho sperato nel
Signore,
ed egli su di me si è chinato,
ha dato ascolto al mio grido.
Mi ha messo sulla bocca un canto nuovo,
una lode al nostro Dio.
(dal Salmo 39)
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